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14/01/2012 -

Pubblica Utilità/Società/

Siamo tutti sulla stessa barca?

La  in merito alla manifestazione di sabato 14, cui hanno aderito varie organizzazioni, associazioni, ordini, sindacati, portatori di interessi diversi e spesso contrapposti, pur ritenendo che il drammatico momento, meriti una risposta, visti i noti provvedimenti adottati dal governo, è convinta che questo genere di iniziative siano inadeguate ad affrontare e risolvere i problemi posti. A dimostrazione di ciò la Cub scrive. “Ci saranno, infatti, coloro che vogliono continuare a cementificare a qualsiasi costo le città e le campagne assieme a quelli che dicono di difendere l’ambiente. Ci saranno coloro che cercano di cancellare l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, per poter ulteriormente e facilmente licenziare, assieme a quelli che dovrebbero essere i futuri licenziati e licenziabili. Ci sarà la chiesa che non paga l’Ici sui suoi immobili commerciali e che gode di immensi privilegi in materia fiscale, assieme a quelli che pagano fino all’ultimo centesimo, anche a costo di finire sul lastrico. Ci saranno le corporazioni degli Ordini di ogni genere assieme a coloro i quali ne sono tagliati fuori. Ci saranno i piccoli esercenti e i piccoli coltivatori, assieme alla grande distribuzione che li sta sbranando. Credere – scrive il sindacato Cub – che i costruttori iblei e Confindustria siano alleati dei lavoratori è una vera e propria utopia sadomasochistica (per i lavoratori). Quella di sabato sarà una grande ammucchiata che vedrà presenti sia i lupi che gli agnelli. La Cub ritiene che i lavoratori, i precari, i disoccupati, i pensionati debbano riprendersi il diritto di decidere e imporre con la lotta un modello di sviluppo eco-sostenibile fondato sui beni comuni, la ridistribuzione del reddito, il diritto al lavoro, alla salute, allo studio e alla casa. Per questi obiettivi tutti i lavoratori non devono farsi più strumentalizzare da chi è corresponsabile (e nella manifestazione di oggi ce ne sono molti) dell’attuale situazione e utilizza la rabbia diffusa per legittimare le proprie posizioni di rendita. Invitiamo i lavoratori – scrive la Cub – a sostenere queste rivendicazioni immediate per evitare di pagare i costi della loro crisi: Introduzione di una patrimoniale sulle grandi ricchezze, moratoria sugli interessi del debito; vendita del tesoro della Banca d’Italia (100 miliardi di euro), lotta all’evasione fiscale, alla corruzione, al lavoro nero, agli infortuni sul lavoro. Occorre – scrive la Cub- cancellare l’acquisto dei caccia bombardieri F 135 (16 miliardi) ed eliminare le spese militari. Bisogna far pagare l’Ici e le altre tasse alla Chiesa cattolica, potenziare la sanità, la scuola pubblica, i trasporti pubblici, usando le risorse di quelle private e abolire l’infame riforma delle pensioni, abbassando l’età pensionabile appena imposta, per far spazio ai giovani nel mondo del lavoro. E poi – conclude la cinfederazione unitaria di base – servono più diritti per i migranti, diritto d’asilo ai rifugiati, cittadinanza per i nati in Italia, permesso di soggiorno per chi perde il lavoro, o ha un lavoro, o denuncia il lavoro nero”.

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